Cercando una buona politica per il Sud di Andrea GEREMICCA
Eppure mai come oggi la nuova questione meridionale (perché di oggi stiamo parlando, non di storia passata) è stata affrontata con tanto rigore e serietà, come grande questione nazionale, che chiama in causa responsabilità politiche, istituzionali, economiche e sociali a livello locale e nazionale.
Su questo non ci sono state diversità di giudizi e di accenti: dall'assemblea della Banca d'Italia, alla Conferenza episcopale italiana, alla Svimez, a una serie diconvegnieseminari specifici, asaggi, studi e ricerche sulla questione, a una insolita e significativa produzione editoriale. Non più tardi di ieri Enzo Giustino passava in rassegna gli ultimi volumi dedicati al divario Nord-Sud: La scossa di Francesco Delzio, Il sacco del Nord di Luca Ricolfi, Un paese troppo lungo di Giorgio Ruffolo e Viaggio nel Mezzogiorno d'Italia di Bartolo Ciccardini. Una produzione ampia e rilevante, con approcci e punti di vista diversi econ diverse conclusioni sul problema dei problemi italiani. E il governo? Silente. Inerte. Senza reazioni.
La spiegazione potrebbe essere questa: il paese è nel pieno della crisi. Per uscirne in avanti occorre fare ricorso a politiche certe che mobilitino su una prospettiva di nuovo sviluppo tutte le risorse disponibili nel paese. È del tutto evidente che politiche di questo tipo non potrebbero non incrociare il Mezzogiorno, che rimane un giacimento inutilizzato di energie.
L'altra strada è quella di arroccarsi in difesa, cercando di salvare il salvabile. Si tratterebbe (si tratta?) di una scelta suicida, perché in un primo tempo sotto l'ombrello troppo piccolo si salverebbero solo i più forti, e il Mezzogiorno rimarrebbe tagliato fuori.
Ma nel breve periodo sarebbe l'Italia, nel suo insieme, a rimanere tagliata fuori dalla competizione internazionale.
Se questa spiegazione ha un senso, il silenzio del governo ha una spiegazione. Alla quale qualcuno aggiunge la torsione nordista imposta dalla Lega, col risultato non tanto di proteggere il Nord (non ne vedo francamente i segni) quanto di osteggiare con rancore qualsiasi possibile intervento rivolto al Sud.
Su questa problematica il convegno che si terrà domattina a Palazzo Partanna, promosso dalle Fondazioni FareFuturo e Mezzogiorno Europa non farà certamente sconti a nessuno, ribadendo la valenza nazionale della questione.
Una delle due tavole rotonde (con Arcuri, Coppola, de Giovanni, Ranieri e Urso) certamente si tratterrà su questo aspetto del problema. Ma le tavole rotonde sono due, e una delle due metterà certamente i piedi nella cristalliera (e che cristalliera, di quale prestigio e valore!) su un meridionalismo chiuso su se stesso, capace di analisi raffinatissime e spietate sulle responsabilità delle classi dirigenti nazionali, senza cogliere (o mettendo tra parentesi) le responsabilità delle classi dirigenti locali, della governance meridionale, senza cogliere le due facce di una stessa medaglia.
Su questo il documento preparatorio del convegno a Palazzo Partanna è altrettanto raffinato e spietato.
Una classe dirigente cresciuta con l'uso clientelare, improduttivo, corruttore della spesa pubblica «rischia di non avere autorevolezza e credibilità per opporsi a scelte anche le più perverse, che potrebbero riguardare alcune fuorviano interpretazioni del federalismo fiscale, della destinazione dei grandi investimenti nazionali per le opere pubbliche, dell'utilizzo dei fondiper le aree sottosviluppate, dell'impiego del Fondo sociale europeo».
Anche su questa problematica il convegno non farà sconti a nessuno, convinti come siamo che il meridionalismo rivendicativo, minoritario e rancoroso, incapace di una schietta lettura autocritica della sua stessa storia e delle sue attuali posizioni non porta da nessuna parte.
Se questo è il terreno del confronto (e forse dello scontro) politico e culturale, con la seconda tavola rotonda (prima in ordine di tempo), i promotori del convegno propongono di uscire dalle vacue lamentele e dalle dichiarazioni di principio partendo dalle politiche.
Non dalla politica in senso generale e generico. Ma dalle politiche, dalle scelte politiche, dagli interventi coordinati e concreti di cui ha bisogno il Mezzogiorno.
Quattro esperti chiameranno tutti, amici (ci auguriamo molti) e avversari (che certo non mancano) sulle scelte da compiere per la riforma dell'amministrazione, il Mediterraneo e le politiche di sistema, la crescita economica e la legalità, il mercato del lavoro e il welfare.
La materia del confronto non mancherà certamente. Toccherà al presidente della Camera Gianfranco Fini tirare le somme.

