Il (micro)credito: capitale e lavoro per i meritevoli. Un contributo di Gianni Pittella
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In alcune realt europee incoraggiare il lavoro autonomo, la formazione e lo sviluppo di piccole imprese attraverso forme di microcredito appare una prassi, in altri Paesi invece non lo affatto. In Italia, secondo qualificati studi ed osservazioni sul funzionamento del settore, lattivit di microcredito piuttosto deludente e lentit dei capitali coinvolti in progetti del genere non assolutamente paragonabile con il mercato creditizio tradizionale.
Il credito per chi ha idee imprenditoriali valide ma scarse garanzie economiche, continua ad essere un miraggio.
Sono, infatti, ancora troppo poche le banche che, oltre allerogazione di un prestito, si fanno promotrici di interventi di accompagnamento nella fase di progettazione e di start-up di uniniziativa imprenditoriale.
Rimane, inoltre, rilevante la differenza tra il numero di esperienze sviluppate nel Centro-Nord e quelle realizzate nel Mezzogiorno. Un fenomeno, quello dellesclusione finanziaria, da non sottovalutare.
In Europa, il microcredito si rivolge principalmente a due categorie, alle piccole imprese e alle persone svantaggiate che tentano di passare al lavoro autonomo e incontrano difficolt ad accedere ai servizi bancari tradizionali.
Durante gli ultimi venti anni, leconomia europea si evoluta passando da una struttura trainata da grandi industrie a una pi basata sulle piccole imprese, il che haovviamente fatto crescere la domanda di minicredito.
Per affrontare il problema e garantire un accesso adeguato ai finanziamenti non bastano per iniziative isolate di alcuni governi europei ma sono invece necessarie azioni congiunte di ampio respiro da parte delle autorit nazionali e comunitarie.
Azioni tese a migliorare lambiente giuridico e istituzionale nei vari Paesi, promuovere la diffusione delle migliori pratiche, e mettere maggiore capitale a disposizione degli istituti di microcredito.
Gli strumenti per affrontare queste sfide sono numerosi.
Risulterebbe ad esempio utile che nei programmi nazionali di riforma, collegati alla Strategia di Lisbona, sempre pi Paesi europei iniziassero ad introdurre azioni e rivolte a favorire la nascita e la diffusione di istituti microfinanziari non bancari.
Ben venga a riguardo la proposta della Commissione europea di istituire una nuova struttura in grado di fornire assistenza tecnica per il consolidamento e lo sviluppo di tutti gli istituti microfinanziari non bancari, agevolando la loro messa in rete e permettendo a questi un pi ampio accesso ai finanziamenti europei.
Tra laltro tale struttura avrebbe anche assicurato il sostegno finanziario grazie al bilancio attualmente disponibile per lassistenza tecnica nel quadro dei fondi strutturali - il Fondo europeo di sviluppo regionale, (FESR) - gestito dalla stessa Commissione.
Inoltre in Europa, larmonizzazione normativa consente attualmente alle banche autorizzate in uno Stato membro di funzionare in altri Stati mediante servizi transfrontalieri, oppure aprendo filiali. Perch non allargare tale possibilit anche ai fornitori di microcrediti diversi dalle banche?
 
Gianni Pittella - Presidente Delegazione Italiana Gruppo Pse
Articolo pubblicato su Milano Finanza del 5 luglio 2008