Espulsione dei Rom dalla Francia: interviste
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Come giudica i recenti avvenimenti che hanno visto protagonisti il presidente francese Sarkozy e il commissario europeo Reding?
 
Purtroppo all’interno della vicenda dell’espulsioni dei rom in Francia, a volte sono stati assunti da parte di entrambe le parti dei toni troppo accesi. La Commissione deve vigilare affinché le normative comunitarie siano applicate, ma deve mettere in atto azioni anche concrete e positive in favore dell'integrazione: la Commissione europea non può più solo limitarsi a sanzionare gli Stati membri e scaricare le responsabilità sulle amministrazioni locali che quotidianamente devono assumersi i costi dell´integrazione, dell´istruzione, degli alloggi e dell´assistenza sanitaria. È necessaria a una strategia più chiara che sostenga gli sforzi degli Stati.
 
Quali ripercussioni avrà la politica francese verso i Rom nel resto d’Europa?
 
Il grande clamore mediatico ha certamente fatto nascere ingiustificati allarmismi e soprattutto come spesso succede, la questione rom è stata strumentalizzata ideologicamente a fini politici, da quelle stesse forze politiche che quando governavano hanno lasciato che i rom vivessero in indecenti baraccopoli e che i bambini fossero costretti a chiedere l'elemosina senza andare a scuola. L’Italia ha un suo modello basato sul principio della collaborazione, che pone al centro il dialogo e l’integrazione. Ogni Stato nel rispetto delle direttive dell’Unione europea deve trovare il suo modello che si fondi su un giusto equilibrio, che garantisca la sicurezza dei cittadini e il rispetto della dignità di tutte le minoranze.
 
Quali ripercussioni su ideali e principi europei?
 
L’Europa ha tra i suoi principi fondamentali la libera circolazione delle persone e vieta rigorosamente qualsiasi discriminazione in base alla nazionalità, il ritiro della procedura di infrazione contro la Francia dimostra che non è a rischio nessuno dei principi su cui si fonda l’Ue.
 
Roberta Angelilli, vice Presidente Parlamento Europeo PPE

Ci descrive brevemente la situazione francese relativa ai Rom e all’immigrazione, in generale?

In estate è venuto alla ribalta il tema dei nomadi. Trattandosi di una popolazione totalmente diversa da noi, il governo francese ha ordinato una serie di espulsioni e smantellamenti di campi rom. Dei10-12 milioni di rom in Europa, circa 15.000 vivono in Francia, spesso in condizioni igienico-sanitarie scarse, in campi di fortuna alla periferia delle grandi città. Inoltre, una nuova legge sull’immigrazione è stata votata dall’Assemblea Nazionale. Una legge che restringe in maniera considerevole i diritti dei nomadi e che contiene molti emendamenti palesemente anti-rom, in aperta antitesi rispetto alle normative europee sulla libera circolazione.
 
Come giudica la politica adottata dalla Francia nei confronti dei Rom?
 
Il governo francese ha palesemente strumentalizzato il dibattito sui Rom durante l’estate per mascherare altri problemi che avrebbe dovuto affrontare, ad esempio le proteste della popolazione in merito alla riforma delle pensioni. Inoltre, i ministri si sono lasciati andare a una serie di dichiarazioni provocatorie nei confronti delle istituzioni europee, in particolare all’indirizzo della Commissione. La Francia non può esimersi dall’applicare le norme comunitarie per ragioni di natura elettorale. L’espulsione della popolazione Rom non solo non risolve nulla. Sulla base della libera circolazione è risaputo che, in casi di popolazioni in situazioni di sofferenza, ci sia la possibilità di un ritorno, ma servono al Ministro dell’Immigrazione per presentare dati molti alti sulle espulsioni, in un quadro repressivo per tutti gli immigrati.
 
Come giudica la decisione della Commissione di portare avanti la procedura d’infrazione?
 
La Commissione sembra accontentarsi degli impegni dal governo. Bisognerà essere vigili in merito alla messa in atto delle promesse. Parallelamente, il Governo francese ha approvato una legge che sembra contenere disposizioni contrarie alla direttiva sulla libera circolazione, dunque in aperta contraddizione con i suoi impegni. Inoltre, ci auguriamo che la Commissione persegua la sua indagine sul rispetto della “non discriminazione”. Una circolare ministeriale di agosto, diffusa dalla stampa, indicava chiaramente ai Prefetti di “mirare soprattutto ai Rom” e ultimamente è stato scoperto uno schedario etnico utilizzato dalle forze dell’ordine. Bisogna che su questi eventi sia fatta urgentemente chiarezza.
 
Come è stata interpretata la vicenda dalla popolazione francese?
 
L’opinione pubblica è mantenuta in uno stato di grande diffidenza verso i Rom ma anche verso tutti gli immigrati. I francesi sono spesso abbastanza scioccati nel vedere i Rom che mendicano per strada, che non portano i loro bambini a scuola e si preoccupano di potenziali atti di delinquenza. Ma ciononostante, i sondaggi effettuati dopo il periodo estivo non hanno mostrato un forte sostengo alle espulsioni condotte dalle istituzioni. Le persone sono ben consapevoli del fatto che non si potranno trovare soluzioni durature alla situazione dei Rom a meno che ciascuno non assuma le proprie responsabilità: la Commissione europea, i Paesi d’origine, i Paesi ospitanti.
 
Sylvie Guillaume, europarlamentare S&D

 
 Come giudica la politica francese nei confronti dei Rom e la decisione dell’Ue di aprire una procedura di infrazione?
 
Esprimo il mio disappunto per la decisione dell’Ue di sospendere la procedura di infrazione contro la Francia relativamente all’espulsione dei rom della Bulgaria e della Romania. Con questa scelta la commissione incoraggia la Francia. Inoltre, questa decisione offre l’occasione ad altri paesi, come l’Italia, di proseguire con politiche discriminatorie nei confronti dei Rom. L’espulsione su larga scala contrasta la legge europea sulla libertà di movimento dei cittadini e la Carta dei Diritti fondamentali. La politica francese nei confronti dei Rom può essere considerata un’oltraggiosa criminalizzazione dell’etnia Rom. Il Parlamento europeo, il 9 settembre, ha inviato un segnale forte alla comunità Rom e un chiaro messaggio ai Governi europei adottando una risoluzione per richiedere l’immediata sospensione della deportazione di centinaia di rom dalla Francia alla Bulgaria e Romania.
 
Quali sono le conseguenze della politica francese in Europa?
 
Nel caso peggiore l’esempio francese dell’espulsione dei rom può esser visto da altri paesi come giustificazione, ad esempio, per espellere Rom e altre minoranze etniche. Questa politica non può essere in alcun modo tollerata in Ue. I diritti fondamentali devono essere garantiti per tutti i cittadini europei. Non ci sono basi per favorire la discriminazione e i trattamenti disumani nella legislazione dei Paesi membri.
 
Quali conseguenze su ideali e principi europei?
 
Il caso francese rappresenta una sfida per la capacità dell’Ue di raggiungere gli obiettivi stabiliti in riferimento ai diritti umani. È fondamentale per la credibilità dell’Europa condannare queste procedure. La Carta europea dei Diritti fondamentali riguarda tutti i cittadini. Adottando la risoluzione e chiedendo l’immediata sospensione della deportazione dei rom, il Parlamento tutela i valori fondamentali dell’Ue. Positiva è stata anche la forte reazione critica della Commissione alla politica della Francia. 
 
Barbara Lochbihler, europarlamentare Verdi

 
Come giudica la vicenda che ha visto contrapporsi la Francia e la Commissione europea?
 
Con la decisione del 20 ottobre, il Consiglio d’Europa ha tracciato linee guida importanti in materia. Parliamo di una vicenda che ha messo in luce un punto debole dell’Ue, le cui direttive, in particolare quella sulla libera circolazione delle persone, non sono state declinate ugualmente in tutti gli Stati membri. Allo stesso tempo, questo avvenimento ha imposto un’accelerazione sul tema della discriminazione razziale in Europa, con espressioni del Parlamento e dello stesso Consiglio.
 
Qual è il modo corretto di procedere in queste occasioni?
 
È necessario un livello di governance transnazionale, comunitario, forte. È un percorso a cascata che coinvolge tre attori: l’europeo, il nazionale e il regionale. Unar, Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali, chiede da tempo l’istituzione di luoghi di consultazione permanenti per il confronto sulle tematiche relative all’integrazione, proponendosi come sede.
 
Quanto accaduto avrà delle ripercussioni sui principi alla base dell’Ue?
 
No, i principi sono solidi. Certo, la politica deve assumersi la responsabilità di evitare qualunque tipo di incitamento razziale. Parlano i numeri, il 20% dei casi di discriminazione denunciati al nostro Ufficio proviene da  cittadini italiani, non dalle vittime, ed è un dato in crescita. Un altro 20%, invece, dall’attività autonoma dell’Ufficio. Questo significa che c’è attenzione su questi temi e una grande sensibilità da parte dei cittadini.
 
Qual è la situazione italiana?
 
Abbiamo realizzato una mappatura delle comunità Rom presenti nelle regioni Obiettivo Convergenza. Ci sono numerose differenze tra le diverse comunità. Così come diversi sono i tempi di provenienza. Abbiamo, poi, effettuato un’analisi delle diverse politiche messe in atto dalle amministrazioni locali, evidenziandone luci e ombre e confrontandole con casi provenienti da altre regioni italiane. Dagli studi sono emerse esperienze positive, è il caso della Calabria, dove i Rom hanno potuto usufruire dell’edilizia popolare. 
 
Massimiliano Monnanni, direttore UNAR 

Come giudica i recenti avvenimenti che hanno visto protagonisti il presidente francese Sarkozy e il commissario europeo Reding? 
 
Il problema riguarda il rispetto sostanziale dei diritti dei cittadini europei. I diritti umani sono parte integrante della nostra posizione nei riguardi dell’altro e degli altri paesi. Quindi non è pensabile alcuna chiusura a riccio su questo tema e mi preoccupa l’allargamento delle politiche conservatrici riguardo al tema dell’immigrazione. Mi preoccupa molto il cambiamento di pensiero della Merkel, la sua affermazione che il modello multiculturale ha fallito è molto grave. Il modello multiculturale non ha fallito, semmai si tratta di processi complessi poiché si tratta di rendere possibile culturalmente l’integrazione, prima ancora che fisicamente. Non sono queste le risposte che l’Europa deve dare ma risposte che siano effettivamente di integrazione. L’Europa deve costruire un’adesione convinta ai diritti umani e nel fare questo non ci possiamo permettere alcun distinguo, né con i rom, né con chiunque altro: non possiamo pensare di non integrare profondamente anche l’Islam. La scommessa è cercare di costruire un Islam europeo che sia rispettoso dei diritti umani. Ci siamo un po’ persi per strada, dobbiamo cercare di recuperare in fretta. 
 
Quali ripercussioni avrà la politica francese verso i Rom nel resto d’Europa?
 
Il problema c’è tutto. Ribadisco: sono molto preoccupato perché questi rigurgiti di nazionalismo stanno diventando sempre più numerosi, ne arrivano segnali dall’Ungheria, dall’Austria, dalla Svezia, dall’Olanda. E anche l’evoluzione della situazione tedesca e le politiche della Lega in Italia non sono da trascurare. Sarkozy ha creduto di operare la conquista di uno spazio politico basato sull’incutere paura all’altro e sull’esclusione, ma questa politica non ci porta da nessuna parte. Dobbiamo tornare alla politica alta, non possiamo rassegnarci a giocare di rimessa, ci dobbiamo concentrare su una politica alta basata sulla affermazione e difesa dei diritti umani.
 
Quali su ideali e i principi europei?
 
I princìpi europei sono quelli dell’accoglienza e dell’essere propositivi nell’accoglienza. Queste invece sono politiche “facili” e populistiche, si gioca di rimessa lucrando sulla paura della gente. Neppure Obama ha dato una risposta sufficiente. L’operazione che l’Europa deve fare è esattamente quella contraria: dare una spinta vera e propria all’integrazione sostituendo ed eliminando la paura con l’accoglienza. Occorrono politiche propositive. Se non riusciamo a correggerci la posta in gioco è alta, gli ideali e i princìpi europei stessi, e il rischio di ripercussioni negative è alto.
 
Vittorio Prodi, europarlamentare S&D

 
Come nasce la decisione di aprire una procedura d’infrazione contro la Francia?
 
La Commissione ha riscontrato che la Francia non ha introdotto nella legislazione nazionale la direttiva europea del 2004 sulla Libertà di Movimento dei cittadini europei. Non ha introdotto l'essenziale procedura di tutela dei cittadini europei nella legislazione nazionale.
 
Una scelta così forte, da parte di uno dei Paesi fondatori dell’Ue è un segnale di allarme?
 
I Rom scontano discriminazioni, fanno fronte a condizioni di estrema povertà che si riflettono sulle sistemazioni abitative. Le procedure di infrazioni sono strumenti essenziali per difendere il diritto europeo ma non aiuteranno a incrementare l'integrazione del Rom nella società.
La Commissione ha istituito una Task Force dedicata per valutare come gli Stati Membri utilizzano i fondi europei per sostenere i Rom sotto il profilo dell'educazione, delle situazioni abitative, del lavoro e della salute. La Commissione, inoltre, presenterà, il prossimo anno, linee guida per le strategie nazionali destinate all'integrazione dei Rom (EU Roma Strategy).
 
A cosa va incontro l’Eliseo se dovesse andare avanti la procedura d’infrazione?
 
Il 29 settembre la Commissione ha deciso di inviare una lettera formale di notifica alla Francia (primo passo verso l'apertura della procedura d'infrazione) per richiedere la trasposizione completa della direttiva sulla Libertà di Movimento per i Cittadini europei, entro il 15 ottobre. La lettera potrebbe rientrare tra quelle da inviare nel corso di Ottobre 2010 per le procedure d'infrazione.
 
Si teme un effetto domino?
 
La Commissione, in qualità di guardiano dei Trattati, è intenzionata a difendere il diritto europeo. La Commissione applica le regole in ogni Stato Membro, sia esso grande o piccolo.
 
Viviane Reding, commissario europeo alla Giustizia