Studi e Ricerche | "Sicurezza e cooperazione nel Mediterraneo contemporaneo" con la prefazione di Umberto Ranieri
"Sicurezza e cooperazione nel Mediterraneo contemporaneo"
Fondazione Mezzogiorno Europa in collaborazione con Ministero degli Affari Esteri
Una mappatura sintetica ma esauriente delle principali iniziative di sicurezza e cooperazione attive nello scacchiere mediterraneo e mediorientale: punti di forza e elementi di debolezza, differenze e analogie, rischi di sovrapposizione e spazi di complementarietà.
Presidente Fondazione Mezzogiorno Europa
Il Mediterraneo allargato, o, come viene definito da alcuni fantasiosi analisti, il Grande Medio Oriente, costituisce senza ombra di dubbio il quadrante geopolitico più esposto alle ventate di destabilizzazione che soffiano sul sistema politico-economico internazionale.
La fotografia odierna del Mediterraneo contrasta in maniera evidente con gli sforzi di stabilizzazione promossi dagli Attori internazionali e regionali negli ultimi anni. La costruzione di un sistema di sicurezza mediterranea rappresenta infatti da almeno un ventennio uno degli obiettivi più esibiti, talvolta in maniera affrettata e superficiale, da parte della comunità internazionale.
La fotografia odierna del Mediterraneo contrasta in maniera evidente con gli sforzi di stabilizzazione promossi dagli Attori internazionali e regionali negli ultimi anni. La costruzione di un sistema di sicurezza mediterranea rappresenta infatti da almeno un ventennio uno degli obiettivi più esibiti, talvolta in maniera affrettata e superficiale, da parte della comunità internazionale.
Già all’indomani della fine della guerra fredda, con il crollo delle rassicuranti certezze garantite da un condiviso ordine globale congelato, la pacificazione della regione balzò in cima all’agenda delle varie diplomazie occidentali che, infervorate dallo “spirito di Oslo”, misero in cantiere una serie di iniziative volte a garantire un sistema di sicurezza condiviso per l’Oriente mediterraneo.
La strage dell’11 settembre 2001, riaprì la stagione della guerra totale al terrorismo che, dall’Afganistan all’Iraq, avrebbe a lungo infestato il primo decennio del nuovo secolo. Infine le rivolte della primavera araba che hanno fatto crollare i regimi dispotici in Tunisia e in Egitto e l’intervento armato della comunità internazionale in Libia, hanno riproposto la necessità di rimuovere i fattori di destabilizzazione dal Mediterraneo nel tentativo di rilanciare la collaborazione fra i popoli che vi si affacciano.
Purtroppo però, a differenza di quanto era avvenuto all’indomani del crollo del Muro, in Europa orientale, laddove, grazie ai processi di allargamento di Ue e Nato è stato possibile guidare i percorsi della transizione verso esiti largamente soddisfacenti, nel Mediterraneo la realizzazione di un sistema di sicurezza condiviso è rimasto un obiettivo in larga parte irrealizzato.
Le conseguenze di questo fallimento sono oggi sotto gli occhi di tutti.
Questa ricerca, che si pone nel solco del precedente lavoro realizzato dalla Fondazione Mezzogiorno Europa dedicato all’Unione per il Mediterraneo1, e si collega al Convegno internazionale su “La diplomazia della globalizzazione” testimonia il forte impegno e la costante attenzione dedicati dalla nostra Fondazione ai temi della diplomazia e della sicurezza mediterranea.
Questa ricerca, che si pone nel solco del precedente lavoro realizzato dalla Fondazione Mezzogiorno Europa dedicato all’Unione per il Mediterraneo1, e si collega al Convegno internazionale su “La diplomazia della globalizzazione” testimonia il forte impegno e la costante attenzione dedicati dalla nostra Fondazione ai temi della diplomazia e della sicurezza mediterranea.
Questo lavoro collettivo realizzato dall’Ufficio Studi e Ricerche si propone di offrire una mappatura sintetica ma esauriente delle principali iniziative di sicurezza e cooperazione oggi attive nello scacchiere mediterraneo e mediorientale, al fine di valutarne punti di forza ed elementi di debolezza, differenze ed analogie, rischi di sovrapposizione e spazi di complementarietà.
Tre domande, in particolare, hanno ispirato e stimolato questa ricerca.
La prima, è relativa alle cause che hanno determinato il sostanziale fallimento dei tentativi di stabilizzazione dell’area mediterranea.
La seconda, riguarda lo spazio riservato ai temi della sicurezza, intesa sia in senso tradizionale, che nelle nuove dimensioni assunte dopo gli spartiacque del 1989 e del 2001, nelle iniziative multilaterali che hanno coinvolto il Mediterraneo dal crollo dell’ordine bipolare ad oggi.
La terza, infine, cerca di individuare quali spazi di iniziativa politica esistano per rendere più efficienti e funzionali le strutture di sicurezza e di cooperazione che si affiancano e si sovrappongono nella regione mediterranea.
L’assoluta necessità di un rilancio dell’azione europea verso i suoi vicini mediterranei costituisce la policy recommendation più pressante che scaturisce da questo lavoro. Ma, come si sostiene nel testo, “l’assunzione di questo ruolo cruciale da parte dell’Ue non puòprescindere da un preventivo consolidamento e stabilizzazione del progetto europeo nel suo complesso”.
Nella fase di profonda crisi interna che sta attraversando il processo d’integrazione europea, mantenere la coerenza della sua azione esterna rappresenta una sfida drammaticamente impegnativa.
Ma che non può assolutamente essere trascurata. In questo quadro, un ruolo chiave non può che spettare ai Paesi mediterranei dell’Ue, l’Italia in primo luogo. Tocca a questi Paesi operare il massimo sforzo per rilanciare il dialogo euro mediterraneo.
Prefazione di Umberto Ranieri - a cura di Luisa Pezone - Coordinamento scientifico di Matteo Pizzigallo
"Sicurezza e cooperazione nel Mediterraneo contemporaneo"
Fondazione Mezzogiorno Europa in collaborazione con Ministero degli Affari Esteri
Prefazione di Umberto Ranieri - a cura di Luisa Pezone - Coordinamento scientifico di Matteo Pizzigallo


