La Fondazione Centro di Iniziativa Mezzogiorno Europa – Onlus nasce per offrire un contributo di ricerca, approfondimento, studio, riflessione critica, sulle prospettive di sviluppo e crescita del Mezzogiorno d’Italia nella cornice Europea e Mediterranea. La realizzazione dell’area di libero scambio euromed nel 2010 mette l’intero Sud e le sue classi dirigenti, di fronte alla responsabilità della costruzione di quella che sarà una delle più grandi unioni non solo economiche e doganali della storia. Conoscenze tecniche e storiche, relazioni politiche e istituzionali, confronti tra culture, trasferimenti di best practies, affinamento degli apparati amministrativi, partenariati: saranno tanti tasselli di un complesso mosaico che occorrerà costruire. Per questo ci sarà bisogno di formazione, analisi critica dall’alto livello di approfondimento, attività di documentazione e ricerca. La Fondazione presterà particolare attenzione ai processi economici, culturali, politici, istituzionali in atto a Napoli, dato il peso e il ruolo di questa grande città europea nella storia e nella vita del Mezzogiorno e dell’Europa. Peraltro la Fondazione seguirà con speciale interesse la problematica di tutti i grandi centri urbani, luoghi decisivi per lo sviluppo e la modernizzazione del paese. Questi i principali obiettivi sui quali la Fondazione si propone di intervenire, riscoprendo la centralità di una rinnovata Questione Meridionale oggi maggiormente calata, a differenza che nel passato, in un contesto geopolitico più ampio e fortemente internazionalizzato. Se il capitale geostrategico dell’Italia rappresenta, come storicamente dimostrato, il suo più importante strumento di politica estera, la necessità che tale capitale sia al massimo “messo in valore” è necessità strategica inderogabile per gli anni a venire. La Fondazione si ricollega allo spirito, alle elaborazioni e al lavoro svolto dal Centro di Iniziativa Mezzogiorno Europa, promosso da Giorgio Napolitano nel 1999 e da lui animato e presieduto sino alla sua elezione a Capo dello Stato. Storia Il Centro di Iniziativa Mezzogiorno Europa nasceva sotto forma di Associazione nel gennaio del 2000, per volontà di Giorgio Napolitano ed Andrea Geremicca. L’idea dei fondatori era quella di mettere in rete informazioni, idee, competenze, esperienze, programmi e problemi del nuovo Mezzogiorno, impegnato nella sfida europea, in linea con le istanze del cosiddetto “euromeridionalismo”, e cioè di quella parte del pensiero meridionalista e riformista che non concepisce il futuro del Mezzogiorno se non all’interno della costruzione europea. “Il Centro”, diceva lo Statuto dell’Associazione, “ha lo scopo di stabilire uno scambio costante di conoscenze, di idee e di proposte tra il Parlamento europeo e gli ambienti rappresentativi delle forze sociali e culturali e delle istituzioni locali”. Strumenti operativi del Centro sono stati da sempre i convegni a tema, i seminari di approfondimento, i dibattiti. E poi la rivista: il bimestrale Mezzogiorno Europa, uscito col suo “numero zero” nel gennaio del 2000 e divenuto nell’arco di pochi anni un punto di riferimento importante per politici, docenti universitari, studenti, quadri d’azienda, e più in generale per quanti sono interessati ad un dibattito di alto livello sui problemi del Mezzogiorno, e al tempo stesso ai grandi temi della costruzione europea. L’Associazione Centro di Iniziativa Mezzogiorno Europa ha operato fino al luglio 2006, promuovendo momenti di discussione “alta” per contenuti e per prestigio e competenza dei partecipanti. Il 3 luglio 2006, attraverso un insolito iter di trasformazione, il Centro, da Associazione, è divenuto Fondazione. La scelta di un iter così peculiare è stata motivata dalla precisa volontà dei soci fondatori di mantenere pressoché inalterate le finalità della neonata Fondazione, pur ampliandone la portata e, ovviamente, gli strumenti; ma soprattutto riconfermando le persone che ne fanno parte a vario titolo, e la continuità ideale con il “padre fondatore”, l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. A meno di un anno dalla sua nascita, oggi la Fondazione Centro di Iniziativa Mezzogiorno Europa è più che mai attiva, soprattutto sul fronte inedito della formazione politica.
Presentazione della ricerca | L’Italia e l’ Unione per il Mediterraneo | realizzata dalla Fondazione Mezzogiorno Europa in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri
 
Giovedì 18 febbraio 2010 - Ore 17.00
Sala Cenzato Unione Industriali Napoli
Piazza dei Martiri, 58
 
 
Introduzione
Matteo PIZZIGALLO Università di Napoli “Federico II”
 
 
Sono intervenuti 
Pasquale FERRARA Capo Unità di Analisi e Programmazione della Farnesina | Gianni PITTELLA Primo Vice-Presidente PE con delega al Mediterraneo | Umberto RANIERI Università di Roma “La Sapienza” | Cosimo RISI Consigliere Diplomatico Regione Campania | Paolo SCUDIERI Vice presidente dell’Unione Industriali di Napoli per l’Internazionalizzazione
 
 
Hanno partecipato tra gli altri
Claudio Azzolini Michele Capasso Alfonsina De Felice Massimo Galluppi Edoardo Imperiale Anna Rea Federico Romanelli Lida Viganoni
 
 
Messaggio di saluto di Vincenzo Scotti Sottosegretario agli Affari Esteri
Gentili ospiti, la necessità di affrontare le nuove sfide di un mondo sempre più globalizzato, plasmando in una prospettiva di condivisione e sviluppo il futuro del Mediterraneo, ha reso necessaria la “rivitalizzazione” del Processo di Barcellona attraverso l’Unione per il Mediterraneo (UpM). L’UpM costituisce un’opportunità importante per rilanciare la cooperazione euro-mediterranea nella direzione di un Partenariato più pragmatico e meno declaratorio rispetto al Processo di Barcellona... Leggi tutto
 
Intervento di Pasquale Ferrara Capo Unità di Analisi e Programmazione della Farnesina  
Il Mediterraneo, inteso come unità di analisi, necessita di una visione maggiormente “prospettica” e multidisciplinare rispetto a quella finora adottata. Una visione capace d’integrare le variabili politico-diplomatiche con quelle economiche e geo-economiche. E’ importante riuscire ad andare oltre la prospettiva “sinfonica”, sicuramente affascinante sotto molti aspetti, offertaci da modelli di analisi storiografica come la  “Scuola delle Annales”, o come i grandi affreschi di un Fernand Braudel o di un Henri Pirenne.. Leggi tutto
 
Intervento di Gianni Pittella Primo Vice-Presidente PE con delega al Mediterraneo
Il Mediterraneo sollecita in modo ricorrente riflessioni di fondo, storiche, politiche e culturali. E la pubblicazione di questo lavoro è davvero tempestiva e preziosa perché giunge in un momento in cui finalmente si è aperta, nelle settimane scorse, dopo le difficoltà emerse nella fase di lancio della nuova istituzione, la possibilità di dare una dimensione effettiva e concreta al progetto dell'Unione per il Mediterraneo. Il significato strategico che si è voluto attribuire a questa iniziativa, tuttavia, non ci consente di eludere la necessità di un bilancio critico del partenariato euro-mediterraneo... Leggi tutto
 
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L’Italia e l’ “Unione per il Mediterraneo”
Abstract della ricerca
 
La ricerca, “L’Italia e l’Unione per il Mediterraneo”, realizzata dalla Fondazione Mezzogiorno Europa in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri si compone di due parti distinte.

La prima parte, L’ “Unione per il Mediterraneo”: gli aspetti politico-diplomatici, si propone di analizzare le origini, la formazione e gli sviluppi dell’ “Unione per il Mediterraneo” (UpM) la nuova organizzazione fondata ufficialmente in occasione del Vertice di Parigi del 13 e 14 luglio 2008, all’inizio del semestre di Presidenza francese dell’Unione Europea, e destinata ad imprimere un nuovo impulso alle relazioni euro-mediterranee a tredici anni dalla nascita del “Partenariato Euro-Mediterraneo” (PEM). In particolare, il lavoro si propone di valutare le implicazioni politico-diplomatiche del primo progetto francese di “Unione Mediterranea” (UM), il suo ruolo nel processo di ripensamento e di aggiornamento delle politiche euro-mediterranee, la sua successiva trasformazione in “Unione per il Mediterraneo” e le ripercussioni seguite al suo varo ufficiale nei principali partner europei e nei maggiori paesi del mondo arabo, sia a livello governativo che di opinione pubblica.
Il lavoro mira ad approfondire in modo specifico quattro aspetti. In primo luogo, la genesi della prima proposta francese di “Unione Mediterranea” (UM), un progetto che aveva l’obiettivo originario di ristrutturare i rapporti tra le due Sponde del Mediterraneo all’esterno del canale comunitario. In secondo luogo,  il dibattito, scaturito dal progetto francese, sui limiti e le difficoltà del PEM, il cosiddetto “Processo di Barcellona” che dal 1995 costituisce il quadro multilaterale di cooperazione tra l’Unione Europea e i Paesi Terzi Mediterranei (PTM). In terzo luogo,  il percorso politico e diplomatico, innescato dal progetto di UM, che ha prodotto una frattura tra i partner europei, ricomposta con il ridimensionamento e la “comunitarizzazione” del primo disegno francese, in seguito soprattutto alle resistenze della Germania e al lavoro di ricucitura delle diplomazie italiane e spagnole. Infine, gli elementi di continuità e di rottura dell’UpM rispetto alle precedenti politiche mediterranee dell’UE, anche alla luce dei risultati maturati nei suoi primi mesi di vita e delle prospettive che si intravedono nell’immediato futuro.

La seconda parte della ricerca, L’ "Unione per il Mediterraneo": gli aspetti economici e le "attese del sistema Italia", si propone invece di esaminare prospettive, ricadute e benefici che una piena realizzazione dell’ UpM potrà avere per il “sistema Italia”, in particolare per quei settori istituzionali, economici ed imprenditoriali tradizionalmente presenti ed attivi nel Mediterraneo.
L’ UpM, infatti presenta alcuni elementi in grado di costituire il quadro ideale per dare un nuovo e più deciso impulso all’azione del “sistema Italia” nel Mediterraneo.
In primo luogo, la connotazione prettamente tecnica e progettuale della nuova organizzazione, che individua gli ambiti prioritari di intervento in settori economici e sociali strategici quali l’ambiente, con particolare riferimento alla lotta all’inquinamento nel Mediterraneo; i trasporti; la protezione civile; le energie alternative, con il progetto di “Piano Solare Mediterraneo”; l’alta formazione e la ricerca, nel cui ambito è stata prevista l’istituzione di un’Università Euro-Mediterranea; lo sviluppo economico, sociale ed imprenditoriale dell’area mediterranea.
In secondo luogo, la flessibilità regionale di tali progetti che potranno investire tutti o solo una parte dei partner, a seconda del loro grado di interesse e di coinvolgimento nello specifico settore di intervento.
Questa sorta di “cooperazione a più velocità” nel Mediterraneo potrebbe consentire alle realtà italiane di porsi in prima fila nell’implementazione dei progetti con i paesi della sponda Sud. In terzo luogo, la decisa apertura, prevista nell’UpM, agli attori non statali, come le autorità locali, le imprese e le organizzazioni non governative, costituisce un quadro istituzionale di estremo interesse per l’Italia, in cui la forte crescita della cooperazione decentrata ha già permesso ad enti, istituzioni, autorità locali e organizzazioni della società civile di assumere una forte proiezione internazionale, spesso con il Mediterraneo come area di intervento privilegiata.
Questa parte del lavoro si propone pertanto di fornire una mappatura, ancora parziale e provvisoria, sulle principali iniziative in corso tra il “sistema Italia” e i Paesi del Mediterraneo, sulle possibilità di ulteriori sviluppi di interesse bilaterale e sulle aspettative riposte nella nascente Unione per il Mediterraneo.
Pur avendo un’impostazione di ampio respiro, l’indagine si è concentrata soprattutto su alcuni settori di rilevanza strategica: l’energia, con particolare riferimento alle fonti rinnovabili; l’agricoltura, soprattutto per quel che riguarda le pratiche innovative e gli scambi commerciali; le politiche di trasferimento tecnologico, in modo particolare la produzione industriale ad elevato valore aggiunto; il rapporto credito-impresa; l’innovazione tecnologica, di processo e di prodotto;  l’analisi dei criteri di managerialità; le politiche di cooperazione culturale multilaterale e bilaterale, soprattutto in riferimento agli scambi di docenti e studenti dei Paesi mediterranei.
Sulla base di questi elementi, sono stati pertanto elaborati tre quesiti che sono stati sottoposti alle principali realtà del “sistema Italia” operanti nel bacino mediterraneo. La prima domanda ha riguardato i progetti o gli accordi bilaterali in corso con i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo; la seconda ha inteso rilevare le prospettive e le aspettative future di progetti, accordi e trattative con questi Paesi; la terza ha indagato le  attese e i vantaggi che l’ UpM potrebbe recare alle realtà interessate.
Per offrire una panoramica sufficientemente completa, pur senza alcuna pretesa statistica, delle realtà italiane operanti nel Mediterraneo, sono stati individuati come destinatari delle interviste una serie di soggetti, in modo particolare enti, istituzioni ed imprese, alcuni con un forte radicamento territoriale, altri con una più accentuata proiezione internazionale. Nel primo gruppo si annoverano: Regione Campania, Università degli Studi di Palermo, Università degli Studi della Basilicata, Università degli Studi di Bari, Camera di Commercio di Potenza, Confindustria Brindisi, Confindustria Calabria, Confindustria Sicilia, Unione Industriali Napoli, Banca Monte dei Paschi di Siena, SDI Group, Gruppo Editoriale “Il Denaro”. Fanno invece parte del secondo gruppo: Ambasciata d’Italia in Marocco, Ambasciata d’Italia in Tunisia, Israel-Italy Chamber of Commerce and Industry , Camera di Commercio Italiana in Egitto, Camera di Commercio Italiana in Marocco, ICE (Tunisi),  FORMEZ - C.A.I.M.E.D, MEDREC, Osservatorio EuroMediterraneo e del Mar Nero.
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L’Unione per il Mediterraneo e le prospettive per il “sistema Italia” • di Luisa PEZONE, in Mezzogiorno Europa, X, 6, 2009
Dal luglio del 2008, l’Unione per il Mediterraneo (UpM) costituisce il nuovo quadro politico-istituzionale delle relazioni euro-mediterranee. Fondata ufficialmente in occasione del vertice dei Capi di Stato e di Governo di Parigi del 13 e 14 luglio 2008, allo scopo di imprimere un nuovo impulso alla politica mediterranea dell’UE a tredici anni dalla nascita del “Partenariato Euro-Mediterraneo” (PEM) e a  quattro anni dall’avvio della Politica Europea di Vicinato (PEV), l’UpM comprende i ventisette paesi membri dell’Unione Europea e sedici partner mediterranei. L’UpM ha visto la luce dopo un percorso costitutivo lungo, faticoso ed articolato, nel corso del quale l’originario progetto francese ha conosciuto una serie di modifiche ed adattamenti imposti dalle dinamiche comunitarie. L’iniziale proposta francese di Unione Mediterranea (UM)4, lanciata da Sarkozy fin dai primi mesi del 2007 durante la campagna elettorale per l’Eliseo...
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